La solitudine cercata di Papa Ratzinger

Anche questo post è suggerito dalla lettura quotidiana dei giornali e ripropone parte dell’editoriale di Franco Garelli apparso su La Stampa sulla lettera ai vescovi di Papa Benedetto XVI e la sua relatica solitudine. Inoltre,si riprende l’idea che Carboni Ardenti aveva già anticipato: l’immagine di un papa che in solitario eroismo “lotta” contro un sistema di potere (la Curia vaticana) che rema contro e “non gli fa fare il suo mestiere”.
Per fortuna, Garelli va ben oltre e approfondisce come si deve e ci fa riflettere sulla distanza tra Chiesa della gente e Vaticano delle calde e chiuse mura. C’è abbastanza su che riflettere.

“E’ l’ora della solitudine e dello sconforto quella che emerge dalla lettera che Benedetto XVI ha inviato ieri ai vescovi di tutto il mondo per giustificare ancora una volta la sua apertura ai seguaci di mons. Lefebvre e per denunciare le veementi critiche a questo gesto che si sono prodotte in molti ambienti cattolici.
Per il Papa, la Chiesa è oggi un luogo «dove ci si morde e divora a vicenda, come espressione di una libertà male intesa». Frasi durissime, indicano il disagio di un pontefice che non si sente compreso nelle sue scelte, che ha difficoltà a fare sintesi tra le diverse anime della cattolicità. (…)
La Chiesa cattolica non è sondaggio-dipendente, come lo sono invece le forze politiche, le società di marketing e le reti tv. Tuttavia, pur più attenta ai segni del cielo che ai dati dell’audience, essa non può fare a meno di registrare una crisi di appeal, in particolare del suo leader massimo. L’ultima indagine nazionale sulla religiosità in Italia ci dice che – pur in una nazione ancora in larga parte cattolica – il termometro della fiducia nei confronti di Benedetto XVI tocca quota 50, mentre quella verso papa Wojtyla è stabile (nel ricordo) a 80 punti.
(…) Si registra una distanza tra gli orientamenti della Chiesa ufficiale e il sentire della gente comune. Ciò che molti fanno fatica a capire non è che la Chiesa tenga alti i suoi principi, richiami tutti ai valori «irrinunciabili» (verità religiosa, primato della famiglia, rispetto della vita, solidarietà ecc.). Quanto il fatto che su molte questioni emergenti essa esprima posizioni così perentorie, giudizi così netti o anche anatemi che sembrano mettere in secondo piano quel primato della carità che pur fa parte della sua vocazione. Così si diffonde l’impressione di una Chiesa più magistero che maestra, più giudice che madre; più propensa a dettare norme e distinguo su vicende complesse del vivere attuale che a proporre riflessioni capaci di richiamare i grandi principi ma con quel senso del mistero e della compassione umana che ci si attenderebbe dalla Chiesa.”

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