«Voi siete la luce del Mondo…» dice il Signore

All’idea del sale, richiamo all’incorruttibilità come al gusto della vita, Gesù coniuga quella della “luce”, invitando la Chiesa ad essere nel Mondo simbolo permanente di visibilità evangelica.
La luce è materia primordiale nei capolavori di Leonardo,

Galleria degli Uffizi, Firenze

Annunciazione, 1472-75, Galleria degli Uffizi, Firenze

del Caravaggio,Vocazione di Matteo

di Vermeer, L’Arte della pittura

Olio su tela, 1665-67, Kunsthistorische Museu, Wien

Olio su tela, 1665-67, Kunsthistorische Museum, Wien

degli Impressionisti

Eduard Manet, Le déjeuner sur l'herbe, 1863, Musée d'Orsay

Eduard Manet, Le déjeuner sur l'herbe, Olio su tela, 1863, Musée d'Orsay, Parigi

e dei pittori di ogni tempo, i quali, con le tecniche e i colori sapientemente dosati, fanno emergere dalla tela inconfondibili identità trasmettendo emozioni.
Non meno suggestivi sono tuttavia i pastelli delle albe mattutine che trascolorano in aurore dorate, o gli struggenti tramonti di fuoco in luminosità scisse e tonalità marcate e offerte allo spirito.
Alla luce fisica è simbolicamente associabile quella della ragione, rivendicata con ostinazione e con fatica da ogni “età dei lumi” a dispetto  di qualunque oscurantismo irrazionale. E la storia degli uomini annovera dialettiche frequentemente drammatiche ed impasse di tenebre fuorvianti.
Se lapalissiana è qualunque considerazione sulla preziosità della luce riguardo all’esistenza, solidale sensibilità riscopriamo nei confronti dei tanti (troppi) che mai hanno sperimentato la luce o che ne conservano solo vago il ricordo.
Il Vangelo racconta di non-vedenti guariti, anche se la “missione” del Cristo è volta ad altra luminosità, quella del disvelamento dell’amore del Padre.
«Nessuno ha mai visto Dio – afferma categorico Giovanni nel suo Vangelo – ma il Figlio che è nel seno del Padre ce l’ha rivelato».
L’asserto radicale ribalta i precedenti approcci al divino che la fenomenologia delle Religioni registra e li dichiara “inattendibili” perché non supportati da conoscenza diretta.
Credibile, al contrario, è il modello “altro”, proposto da Cristo, perché da testimone oculare. Esso si svela in testimonianza umana “perfezionata” dalla Croce, atto d’amore estremo verso l’Umanità.
L’evangelista Giovanni, nel “Prologo” del suo Vangelo prosegue la disamina circa le dinamiche Luce/Vita facendo derivare, in controtendenza gnostica, la prima dalla seconda: «La vita era la luce degli uomini». Di questa vita, ne “Le Confessioni”, parla Agostino d’Ippona, vescovo. Dopo averla cercata fuori da sé la scoprì “come luce” nell’intimo del suo spirito (“interior intimo meo”) e nella zona più alta del suo Essere (“superior summo meo”).
La luce rimane costante paradigma su cui è modulato nelle Scritture in molteplici variazioni il tema battesimale. “Photismoi”, (“Illuminati”) vengono chiamati i battezzati, e identificati da Paolo apostolo in “figli della luce e del giorno” facendo seguire all’identità cristiana le dinamiche attivanti in senso etico e morale dei comportamenti orientati dalle “Beatitudini”, proposte senza alibi da Cristo ad ogni seguace.

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