Il Piddì di Veltroni fra laicità, religione di Stato e libertà spirituale

Questo post ci viene ispirato dalla lettura della lettera che il segretario del Partito Democratico Veltroni ha inviato al quotidiano torinese La Stampa col titolo “L’Egoismo e la paura” e pubblicata oggi, Domenica 29 Giugno 2008. Vi proponiamo una parte dello scritto che trovate al link evidenziato sopra.

“Nella società post-secolare
Pensare la laicità al futuro è una delle ragioni costitutive del Partito democratico, uno dei tratti identitari che fanno di esso un partito «nuovo», che ha saputo e intende rompere gli schemi oppositivi del Novecento, per contribuire a costruire e per abitare quella che Habermas chiama la società «post-secolare». Una società fondata, come ebbe a dire l’allora cardinale Ratzinger, proprio in dialogo con Habermas, «sulla disponibilità ad apprendere e sull’autolimitazione» reciproca tra religione e ragione.

[Diciamo Noi Carboni: qui l'autolimitazione funziona solo per la ragione, mai per la religione. Inoltre, Veltroni confonde - come tanti - fede e religione, spirito del Regno di Dio con l'autorealizzazione del sistema di potere. Infine, Habermas e Veltroni insieme non distinguono con necessaria forza fra Chiesa in quanto istituzione e Chiesa-Comunità dei fedeli].

Perché la religione deve guardarsi, proprio attraverso la ragione, dal rischio, dalla patologia del fondamentalismo, che la trasforma snaturandola in strumento di potere, se non di sopraffazione e di morte. Così come la ragione, se non vuole ridursi a ideologia totalizzante o a razionalità meramente strumentale, deve aprirsi al rispetto e al riconoscimento del ruolo umanistico della dimensione religiosa dell’esistenza umana.

[La ragione intesa - falsamente - come ideologia totalizzante e/o razionalità meramente strumentale è un falso problema creato ad arte per non contestualizzare l'autorità della gerarchia ecclesiastica e limitarne, quindi, la portata oscurantista. Inoltre, è un dibattito costruito ad arte e che ha origini negli Stati Uniti dei centri di potere evangelisti e conservatori, tutti protesi all'influenza del corso politico-educativo di quella nazione e che adesso, anche grazie a una certa connivenza e attivismo degli "Atei devoti" - ossimoro o contraddizione netta - finisce per essere l'espressione del potere curiale vaticano anche qui in Italia].

Nella vita comune delle comunità religiose, sostiene ad esempio Habermas, «una volta che esse rinuncino al dogmatismo e alla coercizione sulle coscienze, può rimanere un qualcosa di intatto, un qualcosa che altrove è andato perduto e non può essere ripristinato da nessun sapere professionale e specialistico da solo: mi riferisco alla possibilità di percepire e di esprimere la vita deviata, le patologie sociali, i fallimenti dei progetti di vita individuali e la deformazione di contesti vitali degradati».

È uno dei molti possibili modi per mettere in evidenza e riconoscere il ruolo straordinariamente prezioso che l’ispirazione religiosa, coniugata con la laicità della ragione, può svolgere nella società e nella politica. La condizione perché la vitalità spirituale e morale della religiosità diffusa, che è una delle grandi risorse del nostro Paese, possa tradursi in energia civile e democratica è la laicità delle istituzioni, il loro essere comprese e vissute come casa di tutti, luogo nel quale la libertà della coscienza, di ogni coscienza, possa essere difesa e valorizzata. Non si tratta, come è evidente, di affermare una neutralità, o men che meno una indifferenza etica delle istituzioni: è la nostra stessa Costituzione a fondare la convivenza civile degli italiani su chiare ed esigenti tavole di valori.

[Si finisce sempre per dire le cose normali di questo mondo: in ogni paese che si rispetti bisogna tenere nel debito conto la Costituzione. Punto. Ogni altra discussione appare inutile e sterile, anche se a proporla è la CEI, il papa e i pensatori politicanti. Se ci facciamo caso, non esiste nessuna contraddizione fra Costituzione Repubblicana e il Vangelo.]

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