L’Italia e la fede secondo Ratzinger

Questo sito non nutre molta simpatia per l’attuale dirigenza vaticana, né grande ammirazione per papa Raztinger. L’ultimo discorso del papa, tenuto alla 58a Assemblea nazionale della CEI sembra suggerire spunti per ulteriori osservazioni.
Aldilà delle osservazioni sulle “sparate negoziali” (tipo: Più soldi alle scuole cattoliche e meno aborto = sostegno al governo Berlusconi), riteniamo ancor più importanti i seguenti elementi rilevati dal papa:

1) “La fede non deve restare confinata nel privato”;

2) “I tempi sono maturi per una sana laicità”.

Entrambe le affermazioni sono discutibili, nel senso che non c’è alcun dogma o verità di fede, neanche quando a parlare è il papa in persona.

Circa la “sana laicità”, è ben strano che un papa possa richiedere una condizione che per antonomasia gli è opposta: è come se a Totò Riina fosse richiesto di riscrivere il Codice Penale perché lui e i suoi compari mafiosi sono i diretti interessati. Sembra davvero ridicolo se non fossimo in Italia e non avessimo la dittatura delle notizie (stupide) imposte.

Riguardo l’esortazione a che la fede non rimanga un fatto privato, bisognerebbe ricordare che la messa, le opere caritative e di evangelizzazione sono già fatti ed eventi pubblici per natura. Ovviamente, non possiamo e non vogliamo interpretare le parole e i pensieri altrui: solo il Signore può.

Abbiamo dalla nostra le parole di Gesù Cristo in persona sulla crescita spirituale, sull’essenzialità e importanza data alla preghiera e all’azione. Basti rileggersi le parole riportate nel Vangelo di Matteo (6, 5-7): “Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto: il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente (…)”
Inoltre, S. Giovanni (4) riferisce: “Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.
Tutto quanto riusciamo a capire adesso è che Gesù vuole un rapporto libero, intimo, personale con ognuno di noi: è una beatitudine quotidiana nella preghiera e nell’azione, una politica d’amore continua e piacevole.

La preghiera e la fede, quindi, non sono un’accettazione della volontà passiva da parte di Dio sull’umanità, ma un impegno dinamico e costruttivo della comunità dei credenti (la Chiesa) che con il Padre permette che questo Padre medesimo venga riconosciuto. La comunità chiede e si impegna affinché, qui e adesso, si possa tradurre insieme cielo e terra e impastarsi con l’umanità in un vero progetto d’amore.

Non c’è null’altro nella fede che amore e buona volontà, tutto il resto è politica politicante, enunciazioni di principio di comodo per gestire potere e soldi, niente profezia e carità, ma vita terrena e della peggiore.

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