Chiesa e politica secondo Padre Sorge. Interventi ecclesiastici e assenze politiche

NOTA BENE. Questo post cita l’editoriale di padre Bartolomeo Sorge col titolo “La Chiesa, i sacerdoti e la politica” apparso nel n. di Maggio 2008 della rivista Aggiornamenti Sociali.

I Pastori, certo, non possono tacere, ma devono parlare, insegnare ed esprimere giudizi anche su questioni sociali e politiche, offrendo il loro contributo per illuminare le intelligenze e formare le coscienze. Non si tratta, in questo caso, di «supplenza politica», ma di adempimento del proprio dovere pastorale. Accusarli, in simili casi, di «indebita ingerenza» è un deplorevole equivoco; esso nasce, per lo più, da mancanza di chiarezza di idee, ma spesso può essere favorito anche dall’assenza di un’azione politica competente e responsabile da parte dei fedeli laici. Se di fronte a scelte difficili i laici non intervengono e i Pastori sono gli unici a pronunciarsi, la loro presa di posizione, per quanto legittima e doverosa, rischia di apparire una forma di «interventismo». Tuttavia, dobbiamo dire che altrettanto grave e ambiguo sarebbe se i Pastori non respingessero con fermezza i tentativi insidiosi di quei fedeli laici che cercano (e facilmente millantano) l’appoggio della Chiesa a proprio vantaggio.
Una volta denunciati ed evitati questi pericoli, è doveroso però riconoscere che la missione religiosa spinge i Pastori a intraprendere tutta una serie di iniziative legittime, anche coraggiose e nuove, soprattutto a livello formativo ed educativo. Dal momento che la promozione umana è parte integrante dell’evangelizzazione, perché i sacerdoti dovrebbero rinunciare a incoraggiare la «buona politica», a formare una classe dirigente onesta e professionalmente capace di mediare in scelte operative condivisibili i criteri che la fede ispira? Perché dovrebbero tacere di fronte a comportamenti politici moralmente inaccettabili? Perché, essendo tenuti a orientare le coscienze, dovrebbero rinunciare a giudicare della corrispondenza o meno di una legge con i valori cristiani e con l’insegnamento del Magistero? Che altro fa la Dottrina sociale della Chiesa? La fede non può non avere un impatto sulla società e sulla sfera politica.
Concludendo. Certo, gli uomini di Chiesa possono sbagliare e scegliere forme di intervento non convenienti o cedere alla tentazione di indebiti «collateralismi» politici; e ciò va assolutamente evitato. Tuttavia, la natura religiosa della missione della Chiesa non comporta affatto che i sacerdoti «si chiudano in sacrestia», come vorrebbe una residua vecchia cultura liberale, dura a morire, sebbene superata dalla concezione moderna di laicità. È compito dei sacerdoti, invece, «uscire dal tempio» e portare il Vangelo là dove l’uomo vive, si forma, lavora, soffre e s’interroga, condividendone «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce» (Gaudium et spes, n. 1). Questo non è «interventismo ecclesiastico». Non nuoce alla Chiesa, né al «profilo spirituale» dei sacerdoti.
 

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