“NON RIPORTERÒ INDIETRO L’OROLOGIO DELLA STORIA”: Prima obiezione di coscienza sacerdotale

Il Motu proprio sull’uso del Messale tridentino ha il suo primo obiettore di coscienza: è don Paolo Farinella, prete di Genova, che così si dichiara nella conclusione del suo libro “Ritorno all’antica Messa. Nuovi problemi e interrogativi”, edito da Il Segno dei Gabrielli (via Cengia, 67 – 37029 San Pietro in Cariano (VR) – tel. 045/7725543, fax 045/6858595, www.gabriellieditori.it). “Il Motu proprio è irricevibile. Siamo in tanti disposti a subire qualunque conseguenza, materiale e spirituale” pur di non tradire la Chiesa degli Apostoli, del Vaticano II, di Paolo VI. “Non possumus”. E, dal momento che il papa è venuto incontro “alla sensibilità dei tridentini”, Farinella chiede “di avere lo stesso trattamento, ma nella direzione opposta”, cioè verso “una messa con più ampia e attiva partecipazione di popolo”. Se infatti “alcuni pochi hanno il permesso di camminare all’indietro, non vedo come possa essere proibito ai molti di camminare in avanti per preparare il III oppure il IV o anche il V Concilio Ecumenico Vaticano in vista di un effettivo riconoscimento del sacerdozio del popolo di Dio che è la Chiesa dei battezzati. Nella mia chiesa pertanto non si riporterà indietro l’orologio della storia, ma si guarderà in avanti con fiducia in attesa di un nuovo Giovanni XXIII che annunci una nuova ‘novella Pentecoste’”.

Scritto di getto, in appena 20 ore, subito dopo la lettura del Motu proprio – come spiega Farinella nella Premessa – il libro mette in evidenza, nel tono veemente, “carnale”, proprio dell’autore, le contraddizioni teologiche, liturgiche e pastorali del documento papale, vera “pietra miliare all’incontrario nella vita e nella storia della Chiesa”. A giudizio di don Farinella, infatti, non si tratta, come vorrebbe Benedetto XVI, di “due usi dell’unico rito romano”, in quanto “a due messali con due diverse teologie sottostanti inevitabilmente devono corrispondere due riti, due Chiese, due nozioni di liturgia, due prospettive del mondo”. Il “cuore della questione” è allora un altro: il Concilio “ha ancora posto e senso nella Chiesa di Benedetto XVI o è solo un ‘accidente della storia’ da insabbiare e dimenticare? Il Concilio è vincolante o è un optional?”.

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