Chiesa e potere nella cristianità

La nostra questione è la seguente: come si è potuta legittimare questa crescita della concentrazione di potere nelle mani del clero e poi nelle mani del papa?
Vi sono state tre grandi motivazioni: la difesa dell’ortodossia della fede, la difesa dei sacramenti e la difesa dell’unità della Chiesa.
In primo luogo, si è invocata la necessità di difendere l’ortodossia. Per questo era necessario concentrare l’autorità nel clero e nel papa che soli potevano difendere l’autenticità della fede. Apparvero innumerevoli eresie e per difendere la fede contro le eresie era necessario un potere forte: il potere di condannare fino alla morte, in molti casi. Si montò tutto un sistema che incorporava questo potere del clero e del papa. L’Inquisizione ne è stata la manifestazione storica più visibile e più temuta.
La concentrazione di potere è andata aumentando ancora oggi con i documenti del cardinal Ratzinger. Secondo questi documenti sono apparse eresie totali che negano tutto il contenuto della fede: così la teologia della liberazione e così la teologia delle religioni.
L’esperienza storica mostra che dopo alcuni secoli diventa sempre più evidente come tali eresie non fossero tanto distanti dall’ortodossia. L’accordo tra cattolici e luterani rispetto alla dottrina della giustificazione è un buon esempio. Le eresie potevano esprimere in un’altra maniera la dottrina della fede. Non sarà che dottrine enunciate in forma diversa sono state trattate come eresie per la necessità di avere eresie? Senza eresie, il potere del magistero non si manifesta e non ha opportunità di crescere. Le eresie sono necessarie per giustificare e aumentare il potere del magistero.
D’altra parte, la maggior parte delle eresie medievali sono una contestazione di ciò che conferisce tanto potere al papa e al clero. L’eresia è una contestazione del potere. E la difesa contro le eresie non sarà la difesa del potere del clero? Dietro tante condanne – che più tardi si rivelano relative, storiche, congiunturali – non ci sarà una difesa del potere del clero che si sente minacciato quando perde il controllo delle parole e non permette che le stesse cose vengano dette con altre parole?
La seconda motivazione del potere del clero è la difesa dei sacramenti. Anche qui le eresie attaccano i sacramenti, il sistema completo dei sette sacramenti. Perché condannano questo sistema? Non sarà perché i sacramenti sono il fondamento del potere clericale? Per via che solo i sacerdoti possono amministrare i sacramenti, i laici non possono salvarsi senza passare per le mani del clero, ossia senza sottomettersi a tutte le condizioni imposte dal clero. Per i sacerdoti i sacramenti sono la loro vita, la maniera con cui si relazionano al popolo e la loro ragione d’essere. Essi stanno lì per celebrare i sacramenti.
In terzo luogo esiste il potere di governo. Il principio di Leone XIII è prevalso dal momento in cui la Chiesa si è svincolata dalle monarchie: in materia politica bisogna sempre cercare alleanza e appoggio tra coloro che più favoriscono la Chiesa, cioè il clero e il papa.
Il clero non ha accettato facilmente la rovina della cristianità che ha significato per esso una perdita di potere e una sconfitta politica, economica, culturale. Dopo aver dominato per 15 secoli, è ora esposto a tutte le critiche che sono rimaste clandestine per 15 secoli. Poiché l’accusa rivolta al clero di aver voluto dominare la società nel nome di Gesù Cristo si ripete instancabilmente negli ultimi secoli. Naturalmente il clero non accetterà mai questa accusa, perché sente che le sue intenzioni sono diverse. Il clero invoca le sue buone intenzioni invece di contemplare i fatti e le strutture. Nelle sue intenzioni, si tratta di difendere il popolo cristiano contro il potere economico (degli altri), il potere politico (degli altri) e contro le minacce di corruzione che emanano da una cultura non controllata dal clero.
Si è ripetuta sempre più l’accusa che il clero voleva dominare le coscienze. Che volesse dominare la società era ancora sopportabile. Ma il dominio sul pensiero, la coscienza morale, i valori, questo era insopportabile e ha generato una reazione terribile. Perché si sapeva che il controllo delle coscienze era accettazione dell’ordine stabilito, della società stabilita. Il controllo delle coscienze aveva come scopo la sottomissione dei cattolici alla società stabilita, la società della cristianità. Era essenzialmente conservatore e molti laici così lo sentivano. Invece di essere fermento di libertà, la Chiesa era il principale ostacolo alla libertà. Il clero appariva come classe legata al mantenimento dei poteri costituiti.
La cristianità non esiste più come totalità. Sussiste in frammenti della società, i frammenti più conservatori che mantengono un piccolo mondo in cui si pratica la fedeltà ai comportamenti tradizionali della società rurale medievale. Il clero si preoccupa ancora di mantenere e rafforzare quello che resta del potere della Chiesa. Mantiene con gli stessi mezzi il suo potere sulla frazione della popolazione che gli rimane fedele.
Giovanni Paolo II ha avuto tra le sue priorità la restaurazione del potere sociale del clero. Ha creduto che uno dei mezzi più efficaci sarebbe stata la restaurazione della disciplina tradizionale, il che avrebbe ristabilito l’autostima del clero.
Il papa prende come punto di appoggio i movimenti sacerdotali come l’Opus Dei, i Legionari di Cristo, Sodalitium e altri. Tutti sono integristi nella dottrina, rigoristi nella morale, inflessibili nella disciplina. Sono l’incarnazione della legge totale. Il loro motore è l’ideologia clericale, così come è stata definita dopo il Concilio di Trento.
Questi movimenti sono affascinati dal potere. Manifestano una volontà ferrea di accumulare ricchezza materiale, prestigio sociale, potere politico, potere culturale. Fondano istituzioni potenti destinate all’evangelizzazione. Non si rendono conto dello spettacolo che offrono alla società, uno spettacolo di sètte religiose alla conquista del potere. Non vedono che accadrà loro quello che avvenne ai gesuiti nel XVIII secolo. Stringono alleanze con i potenti, con le istituzioni dominanti della società occidentale. Ignorano assolutamente la voce che si alza dal mondo degli oppressi. Ignorano questo mondo perché il loro mondo è quello dei dominatori.
Quali sarebbero i nuovi orientamenti in relazione al potere nella Chiesa di oggi?
1. In primo luogo c’è bisogno di riconoscere il potere dei laici, basato sui carismi e i doni spirituali ricevuti, le responsabilità evangelizzatrici assunte ecc.
2. In tutte le istanze, dal Concilio ecumenico ai consigli parrocchiali, i laici devono avere potere deliberativo e decidere con il clero tutto ciò che non si riferisca alla dottrina definita una volta per tutte.
3. I laici devono avere parte attiva alle elezioni a tutti i livelli, dall’elezione del papa a quella dei parroci.
4. I laici devono avere potere deliberativo in ciò che riguarda la liturgia, la catechesi e l’organizzazione della Chiesa.
5. Il principio base è che il potere non può essere concentrato in una sola persona.
6. La base di tutta la riforma del sistema di potere è rendere tutto pubblico. Il processo decisionale deve essere aperto e i documenti necessari devono essere a disposizione di tutti. Non può esserci segreto nelle nomine, né nelle decisioni pratiche assunte da una sola autorità.
7. È necessario creare un’istanza giuridica indipendente a cui le persone che si sentono vittime di un’ingiustizia possano ricorrere. Attualmente, un laico non può difendersi di fronte al clero o ai religiosi; le religiose non possono difendersi di fronte al clero; i sacerdoti non possono difendersi di fronte al vescovo; e i vescovi non possono difendersi di fronte al papa.
Il principio base è che il potere appartiene a tutti i cristiani per quanto in gradi diversi e che la struttura deve riconoscere questa situazione.

Il secondo principio è che nessun essere umano rappresenta semplicemente il potere di Dio e che pertanto può essere corretto in tutto ciò che non è potere di Dio, ma affermazione di se stesso. Per questo deve esserci una correzione fraterna che deve essere pubblica.
Il potere di Dio crea, costruisce, edifica, accresce, conferisce maggiore libertà. Tutti i poteri ecclesiastici che non operano in questo senso non sono potere di Dio e devono essere contenuti, limitati, corretti strutturalmente. Le strutture devono togliere opportunità di abusi di potere. Poiché nella Chiesa vi sono abusi di potere come in qualunque società e per ridurli è necessario che vi siano norme che equilibrano i poteri di tutti.

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